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L'ultimo Zar

Lo zar Nicola II All'inizo del XX secolo la Russia era la più grande nazione del mondo per vastità, ma il suo sviluppo sociale rimaneva molto arretrato.
L'ultimo zar, Nikolaj Aleksandrovic Romanov, nacque il 6 maggio 1868 a Tzarskoe Selo, primogenito di Alessandro III e Maria Fëdorovna (figlia di Cristiano IX° di Danimarca).
Alla morte del padre, nel novembre 1894, Nikolaj divenne zar di tutte le Russie, Re di Polonia e Granduca di Finlandia. Nello stesso mese sposò Alice d'Assia, figlia del granduca Luigi II° d’Assia e di Alice d’Inghilterra, a sua volta figlia della Regina Vittoria.
Alice d'Assia si converti alla fede ortodossa ed assunse il nome di Alessandra Feodorovna. La cerimonia ufficiale dell'incoronazione di Nicola II avvenne nel maggio 1896. Durante i festeggiamenti, la notte del 29, un impiantito d'assi cedette e un gran numero di persone, che si erano assiepate nei giardini imperiali per assistere all'evento, caddero in un ampio fossato. Le vittime furono oltre duemila.
I festeggiamenti non subirono cambiamenti anche dopo che lo zar fu informato dell'incidente, a riprova di quanto scarsa fosse la sensibilità del sovrano per i lutti del suo popolo.
Nel 1897 venne promosso il primo censimento della popolazione che ammontava a 125 milioni di persone, suddivise in 146 tra popoli ed etnie.
La popolazione era poi rigidamente ripartita in 4 ceti sociali: i contadini, la borghesia, la nobiltà, il clero (il culto ortodosso contava il maggior numero di fedeli). L'appartenenza religiosa era un fattore dominante per determinare la classe sociale di appartenenza.
I primi anni del regno di Nicola II furono segnati da un riavvicinamento alla Francia, i cui prestiti, insieme all'azione politica del primo ministro Sergej Vitte, consentirono la ripresa economica alla Russia. Sotto il governo Vitte fu iniziata la costruzione della transiberiana ed aumentarono le esportazioni russe di cereali, legno e minerali preziosi. Tuttavia lo zar si dimostò insensibile per le condizioni di vita ed le aspirazioni dei suoi sudditi, arrivando a condannare gli Zemstvo, assemblee provinciali del popolo, e promuovendo una "russificazione" forzata delle province dell'Impero, che mirava a riunire in un solo gruppo linguistico i vari idiomi nel tentativo di creare una nazione omogenea, cancellando in questo modo la cultura e le tradizioni locali.
Le mire espansionistiche di Nicola II portarono la Russia ad occupare la Manciuria, causa prima della disastrosa guerra con il Giappone (1904 -1905), che diminuì notevolmente il prestigio del sovrano. Nel gennaio del 1905 una manifestazione di protesta a Pietroburgo, guidata dal pope Gapon, venne brutalmente repressa dalla polizia per ordine dello zar causando la morte di duecento persone e il ferimento di altre mille. Dopo quella "domenica di sangue" Nicola II° venne soprannominato "Nicola il sanguinario". A questa strage seguirono numerose rivolte e scioperi che, nell'ottobre 1905, costrinsero lo zar, ad emanare un "Manifesto" che annunciava la concessione di alcune libertà costituzionali, l'elezione a suffragio universale di un'assemblea legislativa (la Duma) e l'avvio di importanti riforme nel biennio 1907-1908.
Vennero riformate le Obscina, le comunità rurali in cui erano costretti a vivere gli agricoltori, con l'abolizione della responsabilità fiscale collettiva e della buonauscita per i membri della comunità.
Una volta ristabilito l'ordine, tuttavia, il Witte fu sostituito alla guida dello Stato dal conservatore Pëtr Stolipyn (1906) e tra il 1906-1907 la Duma fu sciolta per due volte a causa delle sue tendenze troppo liberali. L'assemblea non ebbe mai un potere effettivo ed i suoi compiti consultivi divennero sempre più formali. Di principi reazionari e di carattere inadeguato per il momento storico che stava vivendo, lo zar avversò con ogni mezzo, dalla censura alla deportazione in Siberia, l'ormai dilagante propaganda socialista, onorando il dogma dell'autarchia zarista.
In pochi anni il 25% dei contadini abbandonò le Obscina e divenne proprietario della sua terra, inoltre le banche e gli imprenditori privati, investendo enormi capitali, ridussero il ruolo dello Stato nell'economia, creando un forte apparato produttivo privato (persino nell'industria bellica).
La politica zarista portò alla repressione violenta delle attività dei nuovi movimenti politici e sindacali nei quali si stava organizzando il proletariato russo. Lo sciopero dei lavoratori della miniera d'oro della Lena in Siberia del 1912 si concluse in una carneficina.
Nicola II° ebbe da Alessandra quattro figlie: le granduchesse Olga, Tatiana, Maria ed Anastasia. Solo nel 1904 nacque l'erede maschio, lo zarevic Aleksej, malato di emofilia, malattia probabilmente ereditata dalla bisnonna, la Regina Vittoria, che lo esponeva al rischio di emorragia anche per un minimo trauma. La malattia fu tenuta nascosta, e il principe sottoposto ad una continua sorveglianza.La madre chiese aiuto ad un santone, Grigorij Rasputin, che sembrò poter guarire lo zarevic: Alessandra fu da quel momento totalmente plagiata dal monaco, che influenzò in maniera determinante la politica dello zar che contribuì ad instaurare un regime di arbitrio e corruzione.
Rasputin gettò ancor più discredito sui Romanov .
Il trattato di alleanza stipulato con l'Inghilterra nel 1907 trascinò la Russia, già alleata della Francia, nel baratro della prima guerra mondiale. Nel 1915 Nicola II assunse personalmente il comando dell'Esercito, delegando sempre maggiori poteri ad Alessandra e quindi a Rasputin.
Alla fine del 1916 il carisma dello zar raggiunse il suo punto più basso.
La disastrosa condotta delle operazioni militari, che portò alla perdita di enormi territori ad occidente, ed il crollo completo dell'economia nazionale determinò l'acuirsi dei conflitti sociali che sfociarono nella Rivoluzione del 23 febbraio 1917. Nessuno avrebbe potuto prevedere che i disordini scoppiati a Pietrogrado per il pane avrebbero condotto all'ammutinamento della guarnigione ed al rovesciamento del governo in soli quattro giorni.
Su richiesta della Duma, Nicola II, abbandonato da gran parte della polizia zarista, schieratasi dalla parte degli insorti, fu costretto ad abdicare (2 marzo 1917) a favore del fratello, il granduca Michele, che a sua volta rinunciò al trono. Lo zar deposto venne rinchiuso nel palazzo di Carskoe Selo con il resto della famiglia.
Dopo la Rivoluzione d’ottobre fu deciso il trasferimento della famiglia reale prima a Tobol'sk in Siberia, poi in una villa (casa del mercante Ipat'ev) ad Ekaterinburg, sugli Urali. Durante l'avanzata delle truppe dell'Armata Bianca, rimaste fedeli allo zar, nel timore di un loro tentativo di liberare il sovrano, il soviet locale decise di sopprimere l'intera famiglia imperiale, nella speranza di troncare le ambizioni di restaurazione del vecchio regime dei controrivoluzionari.
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 Nicola II, la Zarina Alessandra, i cinque figli, la dama di compagnia Anna Demidova, il servo Trupp, il cuoco Kharitonov e il medico militare Dott. Botkin, vennero fucilati e massacrati a colpi di baionette da un commando guidato da Jakov Jurovskij, uomo appartenente alla Cheka (per approfondimenti si veda capitolo
La fine dei Romanov).
Il 16 luglio 1998 la famiglia imperiale fu inumata con esequie di Stato nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo, di fianco alle tombe degli altri Romanov. Nel 2000 Nicola II ed i suoi familiari furono canonizzati dalla Chiesa Ortodossa e dichiarati martiri.