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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

Il governo bolscevico

Il 7 novembre 1917 il Commissario del popolo per gli Affari Esteri, Lev Trotzkij, indirizzò una lettera all'ambasciatore degli Stati Uniti, David L. Francis:

Sig. Ambasciatore degli Stati Uniti,
con la presente ho l'onore di informarvi, sig Ambasciatore, che il Congresso Nazionale dei Consigli dei Deputati degli operai e dei soldati ha costituito il giorno 26 del mese di ottobre c.a. un nuovo governo della Repubblica Russa sotto la forma di Consiglio dei Commissari del Popolo. Presidente di questo governo è il Sig. Vladimir Ilich Lenin e la direzione della politica etera è stata affidata a me in qualità di Commissario del Popolo per gli Affari Esteri.
Richiamando la vostra attenzione al testo della proposta di armistizio e di pace democratica senza annessioni e contribuzioni, fondata sul diritto dei popoli a disporre di sé medeimi (proposte approvate dai Congressi dei Consigli dei Deputati degli operai e dei soldati) ho l'onore di pregarvi, signor Ambasciatore, di voler attentamente considerare il suddetto documento alla stregua di una formale proposta di armistizio immediato su tutti i fronti, e dell'apertura, senza indugio, di negoziati di pace. Il governo plenipotenziario della Repubblica russa rivolge contemporaneamente questa proposta a tutte le nazioni belligeranti ed ai loro governi.
Vi prego, Signor Ambasciatore, di voler gradire la conerma della perfetta stima e del profondo rispetto, che il governo dei Consigli sente per il popolo degli Stati Uniti, il quale, come tutti gli altri popoli stremati da questo macello senza precedenti, non può non desiderare ardentemente la pace.

Il Commissario del popolo per gli Affari Esteri.
Lev Trotzkij

Il nuovo governo si affrettò a stipulare il decreto sulla terra, in cui si abolivano i latifondi e si affidava ai comitati dei contadini il compito di ridistribuire la terra tra le famiglie rurali in base al numero dei componenti, ed il decreto sulla pace, al fine di garantirsi il favore di una nazione prostrata da anni di guerra, la cui economia era da tempo sprofondata in una crisi drammatica.
I membri del Governo bolscevico I comitati operai presero il controllo delle fabbriche, le banche furono nazionalizzate e i depositi privati confiscati. I bolscevichi rifiutarono senza esitazione di rispondere dell'enorme debito pubblico contratto dalla Russia zarista con l'occidente.
Si introdusse il monopolio di stato nel commercio con l'estero. La chiesa venne separata dallo stato e le proprietà ecclesiastiche furono confiscate. Si abrogò il vecchio sistema giudiziario e si introdussero tribunali popolari rivoluzionari che funzionavano non in base a leggi, ma alla legalità rivoluzionaria ed al sentimento di giustizia rivoluzionario.
Si nazionalizzarono anche le industrie; il commercio privato scomparve.
Dopo alcuni mesi di governo bolscevico non esisteva più alcuna vecchia istituzione della Russia zarista.
Nel 1918 nacquero i primi Kolkhoz (Cooperative volontarie di contadini, proprietarie di mezzi di produzione) ai quali era assegnata gratuitamente la terra, che rimaneva tuttavia nelle mani dello Stato.
Lenin si rese presto conto che l'apparato amministrativo non poteva essere gestito direttamente da persone senza alcuna esperienza. Pertanto burocrati, medici, ingegneri e professori furono reintegrati nei loro ruoli con buone retribuzioni, ma sotto il controllo scrupoloso delle loro azioni per impedire qualsiasi tipo di attività antigovenativa. Per coordinare il lavoro degli operai, si ricorse ai cosiddetti "specialisti borghesi" che già conoscevano i mezzi di produzione. .
I bolscevichi mostrarono una grande capacità organizzativa nella difesa del monopolio del potere. In meno di un anno furono riformati e subordinati al potere centrale due pilastri del vecchio regime zarista: la polizia (che lasciò il posto alla Cekha) e l'esecito (che divenne L'Armata Rossa).
Sotto la guida di Feliks Dzeržinskij, la Cekha nacque come commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio su tutto il territorio. I procedimenti penali promossi dalla Cekha, che aveva poteri repressivi pressochè illimitati, provocarono migliaia di vittime, sopratutto tra i ceti un tempo dominanti e tra gli intellettuali.
Poichè i generi di prima necessità erano scarsissimi e molti contadini eludevano l'obbligo di fornire le derrate, si procedette a requisizioni forzate del surplus agricolo, operate dalle "squadre annonarie", formate da reparti della Ceka e da battaglioni speciali di operai.
Questa situazione portò ad un conflitto vero e proprio con il mondo contadino: nel periodo tra il 1918 ed il 1920 venne instaurato il cosiddetto "comunismo di guerra".
Il governo bolscevico, già impegnato nella guerra civile, potè evitare che il paese finisse nel caos totale solo mediante drastici provvedimenti: fu decretato il lavoro obbligatorio e lo stipendio in base alla produttività, abolita la libertà di sciopero, introdotto un costante razionamento dei viveri da parte delle "squadre annonarie". La Cekha represse con estrema brutalità ogni tentativo di ribellione.
Sia nelle zone rurali che nelle fabbriche iniziarono violente ondate di scioperi e di insurrezioni. Celebre fu la rivolta di Antonov, che aveva riunito sotto di sè un vero e proprio esercito contadino nella regione di Tambov, repressa brutalmente solo dopo dure battaglie dal maresciallo Tuhacesvky. Altre rivolte, scoppiate in numerose zone agricole, portarono i bolscevichi a pianificare il cosiddetto "terrore rosso" (di cui la Cekha fu il maggiore strumento) per stroncare con decisione qualsiasi attività sovversiva.
Per favorire la lotta contro il diffuso analfabetismo si introdusse un decreto per la semplificazione dell'ortografia e il 1° (14) febbraio 1918 fu abolito il vecchio sistema per la misurazione del tempo, adottando il calendario gregoraino, in uso in tutti i paesi occidentali.
Verso la fine del 1917 si era votato per la creazione di una Assemblea costituente pur se la convinzione dominante, anche fra i bolscevichi, era che difficilmente un nuovo governo sarebbe potuto durare più di qualche mese.
Il 5 (18) gennaio si riunì per la prima volta l'Assemblea nazionale costituente nella quale i socialrivoluzionari, sostenuti dai contadini, ebbero la maggioranza di 412 seggi su 715, mentre i bolscevichi ne ottennero 183 ed i mescevichi solo 16.
Il 19 gennaio l'assemblea fu sciolta con la forza dai bolscevichi che, per difendere la cosiddetta "dittatura del proletariato", sostennero il loro diritto di decidere la vera forma di governo, in quanto rappresentanti del proletariato urbano, loro sostenitore.
Il popolo tuttavia si disinteressò allo scioglimento dell'assemblea poichè era iniziata l'assegnazione delle terre ai contadini e l'esproprio delle fabbriche agli odiati padroni. La fine dello zarismo e la Rivoluzione d'Ottobre non vennero messi in discussione dal popolo russo, ciò che venne contestato fu il dominio bolscevico, accusato di non aver cercato alcuna collaborazione con i socialrivoluzionari e di non aver perseguito "un socialismo dal volto umano".
L'opposizione alle trasformazioni radicali delle istituzioni volute dal governo bolscevico gettò le basi della guerra civile.
L'uscita dal conflitto mondiale, con il trattato di Brest-Litovsk, rappresentò il maggior provvedimento del governo bolscevico anche se le condizioni imposte dalla Germania furono durissime. La Russia perse la Finlandia, la Lettonia, l' Estonia, la Lituania, l'Ucraina, la Polonia e quasi 1/4 del suo territorio ed in piu' dovette cedere un numero enorme di aree agricole oltre a fabbriche e miniere.
Lenin durante un comizio I socialrivoluzionari tentarono di sabotare la pace con i tedeschi e di coinvolgere nuovamente i bolscevichi in una ripresa del conflitto, attuando una serie di attentati. A Mosca ed in altre 23 città scoppiarono rivolte capeggiate dal terrorista Savinkov e subito represse. Il 16 luglio fu assassinato l'ambasciatore tedesco, conte Mirabach, il 30 luglio il generale Eichhorn, comandante in capo tedesco in Ucraina, il 30 agosto Urizkij, capo della Ceca a Pietrogrado. In quello stesso giorno Dora Kaplan esplse alcuni colpi di pistola contro Lenin, ferendolo gravemente. Le autorità bolsceviche reagirono duramente organizzando una dura repressione contro ogni iniziativa di sovversione: l'ambasciata britannica di Pietrogrado fu occupata in quanto l'Inghilterra insieme con la Francia erano sospettate di appoggiare le trame insurrezionali dei socialrivoluzionari. Ogni relazione diplomatica con le potenze occidentali venne sopesa.
Sotto il pericolo di un attacco concentrico da più parti era stato nominato, nell'aprile dello stesso anno, Lev Trotzki al Commissariato del popolo per la Difesa nazionale, il quale dimostrò un notevole talento amministrativo, arruolando nell'Armata Rossa migliaia di ufficiali zaristi per fornirla di quadri esperti. Egli introdusse nell'esercito dei commissari politici con il compito di reclutare soldati, di indottrinare gli ufficiali e i soldati stessi al marxismo e di vigilare sulla loro lealtà.
Alcuni di questi ufficiali passarono ai bianchi ma la mossa si rivelò ugualmente opportuna perché i soldati combatterono con disciplina e poterono così ricacciare i bianchi dalle zone occupate.
Nel novembre l'Armata Rossa approfittò del crollo dell'Impero tedesco sgomberando i territori occupati. Le forze bolsceviche raggiunsero il confine della Prussia orientale mentre nella Germani a settentrionale e centrale scoppiarono insurrezioni filocomuniste. Il 30 novembre 1918 Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg fondarono il Partito Comunista Tedesco che si proponeva l'istituzione di un regime sovietico in Germania. Il 13 novembre Mosca aveva annullato le decisioni contenute nel trattato di Brest-Litovsk, nell'illusione dell'inizio di una rivoluzione internazionale, ma la situazione non si evolse secondo le previsioni: i governi occidentali, liberati dal peso della guerra contro i tedeschi, concentrarono le loro alleanze per combattere l'espansione bolscevica in Europa, ed il piano per scatenare una "rivoluzione mondiale" fallì.
La Prima guerra mondiale e la successiva Guerra civile condussero l'economia russa alla catastrofe. La produzione industriale nel 1919 fu quattro volte inferiore a quella dell'ultimo anno di pace. Nelle campagne i raccolti venivano devastati dalle azioni belliche, dalle carestie e dalle epidemie.
Il governo bolscevico riuscì ad approvvigionare l'Armata Rossa solo a prezzo di enormi fatiche. Venne imposto alla popolazione un rigoroso razionamento dei generi alimentari: ognuno aveva diritto ad un solo Pajok (razione uguale per tutti). In base al principio chi non lavora non mangia vennero nominati dei "commissari" a capo delle organizzazioni sindacali, con il compito di mantenere alta la disciplina. Nei territori di guerra vennero istituiti, invece, dei "comitati rivoluzionari".
Il regime compì un rivolgimento radicale di tutti i rapporti sociali, che prese il nome di comunismo militare.
I bolscevichi mirarono a fondare da subito una società senza classi. L'assistenza medica fu nazionalizzata, l'università aperta alla gioventù proletaria, il commercio privato proibito. Furono imposte alla popolazione alcune prestazioni sociali obbligatorie (ad esempio il trasporto di combustibile). La giornata del Sabato venne dedicata al "lavoro volontario di costruzione", come l'edificazione di alcune centrali elettriche.
Tuttavia, a causa del progredire del collasso dell'economia, lo Stato si vide costretto ad attuare misure sempre più drastiche sulla popolazione. Molti lavoratori cominciarono ad essere colti da un grande senso di delusione nei confronti della rivoluzione. Nel febbraio del 1921 a Pietrogrado si ebbero scioperi e manifestazioni antigovernative, appoggiate dai socialrivoluzionari e dai menscevichi.
Ai primi di Marzo scoppiò una sanguinosa sommossa di marinai a Kronstadt, che fu repressa nel giro di pochi giorni.
Nelle città furono sospesi il riscaldamento e l'illuminazione stradale per la mancanza di gas e di elettricità. La rete ferroviaria garantiva solo un terzo dei collegamenti abituali. la produzione di ghisa scese al tre per cento. I contadini preferivano coltivare i campi solo per il loro fabbisogno, rinunciando così a fornire le eccedenze dei raccolti ai requisitori statali. Circa venti milioni di ettari non vennero più coltivati. La mancanza di viveri causò la morte di migliaia di persone.
Lenin comprese allora che, cessata la guerra civile, non era più possibile imporre alla Russia ulteriori sacrifici economici non più giustificabili. Pertanto occorreva spingere i contadini a riprendere la coltivazione delle zone abbandonate al fine di rifornire le città di generi alimentari e quindi spingere l'industria ad una ripresa, successivamente si sarebbero potute educare le masse a forme di produzione collettiva.
Il decimo congresso del partito (marzo 1921) approvò le posizioni di Lenin per una nuova politica economica, che passò alla storia col nome di NEP (Novaja Ekonomiceskaja Politika).
Le tasse vennero diminuite del quaranta per cento, il commercio liberalizzato. Contadini ed artigiani potevano vendere liberamente la loro merce senza temere più requisizioni. Le fabbriche inattive vennero affidate ai vecchi proprietari o a capitalisti stranieri con il compito di rinnovarle e riattivarle dietro la possibilità di un reddito considerevoleper dieci o quindici anni, al termine dei quali le stesse sarebbero diventate proprietà dello stato sovietico. Venne abolito il Pajok ed il sistema annonario del comunismo militare scomparve.
Nel 1923 arrivarono circa quattrocento richieste di concessioni provenienti sopratutto dagli Stati Uniti, dalla Francia e dall'Inghilterra. La prima fabbrica di trattori fu costruita nei pressi di Charkov da Henry Ford. Il governo sovietico mantenne la proprietà delle miniere, degli altiforni e dell'industria pesante.
La Nep diede slancio all'industria, al commercio ed all'agricoltura che, a causa delle frequenti carestie, progredì più lentamente. I mezzi di comunicazione si normalizzarono, la valuta fu stabilizzata. La Russia potè tornare a stipulare accordi commerciali con paesi stranieri: Polonia, Inghilterra, Turchia.
Lenin parla alla Terza Internazionale Comunista Quando molti cominciavano ad intravedere in Russia la nascita di un nuovo sistema economico borghese, Lenin annunciò al soviet di Mosca che era tempo di tornare a dedicare i propri sforzi alla costruzione del socialismo (20 novembre 1922).
"Senza dubbio" disse Lenin "abbiamo fatto alcuni passi indietro, ma solo per prendere la rincorsa prima di compiere un nuovo, maggiore balzo in avanti". Il bolscevismo si propose di lasciare il potere statale nelle mani del proletariato. Le attività capitaliste dovevano essere sorvegliate e consentite solo se utili alla causa rivoluzionaria. L'industria statale doveva essere portata ad un costante accrescimento dell'apparato produttivo in modo da poter assorbire quella privata, sorta con la Nep, così si sarebbe attuata una industrializzazione generale dei metodi di produzione in uso all'agricoltura.
I principi del socialismo sarebbero stati accolti gradualmente dalla popolazione che avrebbe costatato i vantaggi della produzione su basi collettivistiche. Moderne aziende agricole fornite di nuovi macchinari avrebbero convinto i contadini ad associarsi in organizzazioni comuni.
Il popolo russo avrebbe così attuato il socialismo.
Rosa Luxemburg scrisse in quegli anni: "Si chiederebbe qualcosa di sovrumano a Lenin ed ai suoi compagni se ci si aspettasse che avessero fatto apparire d’incanto, in tali condizioni, la più raffinata democrazia, la più esemplare dittatura del proletariato e la più fiorente economia socialista. Con la loro determinata posizione rivoluzionaria, la loro esemplare forza nell’azione e la loro indistruttibile lealtà, essi hanno contribuito nel miglior modo possibile al socialismo internazionale, data la diabolicamente ardua situazione nella quale imperversava la Russia".