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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

L'Italia e Lenin

Ritratto di Lenin Lenin visitò l'Italia per la prima volta nella fine di aprile del 1908, in occasione di un invito di Maxim Gorki nella sua villa di Capri. Fu un periodo di vacanza breve ma intenso di impegni. Lenin visitò i musei di Napoli, fece una passeggiata sul Vesuvio e imparò a pescare dai pescatori del luogo usando la lenza senza la canna. Fu conquistato dalla cordialità italiana, gli erano piaciuti il mare azzurro, il pesce appena pescato, la musica operistica e i vivaci abitanti dell'isola.
Egli non conosceva l'italiano ma aveva cominciato a studiarlo e si interessava delle vicende italiane e delle condizioni di vita dei pescatori di Capri, intrattenendosi spesso con loro. Capri in quegli anni era frequentata da numerosi rivoluzionari russi in esilio, come Bogdanov, Bazarov e Lunaciarsky. Si racconta che un giorno durante una gita in barca, pescando dissero a Lenin qualcosa che somigliava a "drin drin", lui appena sentì tirare la lenza gridò "drin drin!". Da allora i pescatori lo chiamarono "il signor drin drin", l'unico soprannome che non fosse stato scelto pensando alla rivoluzione.
Durante il viaggio nel meridione d'Italia, Lenin con la moglie Krupskaja, videro per la prima volta anche Roma e Napoli, e rimasero colpiti dalla miseria che vi regnava. I due sarebbero tornati a Capri solo due anni dopo (1 Luglio 1910) per incontrarsi nuovamente con Gorki.
Negli anni successivi Lenin continuò ad interessarsi delle vicende italiane leggendo "L'Avanti", "Il corriere della sera", "La stampa", una rivista di filosofia e un periodico fiorentino della "Società asiatica italiana".
Nel dicembre 1897 Lenin aveva letto i Saggi sulla concezione materialistica della storia di Antonio Labriola, ed aveva ritenuto il testo serio, interessante e meritevole di traduzione. Ma negli anni successivi iniziò a criticare le posizioni di Labriola e Bissolati, troppo favorevoli, a suo modo di vedere, alle conquiste coloniali ed al rovesciamento del capitalismo senza rivoluzione, soltanto attraverso uno sciopero generale. I due, negando la necessità di una lotta politica tesa alla dittatura del proletariato, furono considerati alla stregua di Plekhanov, facenti parte cioè della corrente antiparlamentare del "sindacalismo rivoluzionario".
Alla vigilia della prima guerra mondiale l'attenzione di Lenin si concentrò sulla lotta politica e ideologica del movimento socialista italiano. Egli seguì da vicino il XIII congresso dei socialisti italiani, tenuto a Reggio Emilia nel 1912, parteggiando per i rivoluzionari. Secondo Lenin l'Italia si stava trasformando da paese contadino e di emigranti, a paese colonialista la cui borghesia avrebbe mirato ad aggredire la Turchia e l'Albania, scontrandosi quindi con gli interessi dell'Austria.
Nel 1914 egli chiese a tutti i socialisti europei di tenersi pronti a trasformare la guerra imperialistica (che sarebbe scoppiata a luglio) in guerra civile nei loro paesi, ribadendo l'idea che il proletariato non ha patria. Il Partito socialista italiano aveva avuto il coraggio di espellere i riformisti e di affidare la direzione del partito alla corrente di sinistra. Questo fu un fatto estremamente positivo per Lenin.
Egli aveva notato che nel 1915 L'Italia aveva ancora il 40% di analfabeti e che per intensità di emigrazione sarebbe potuta diventare la seconda potenza coloniale europea, dopo l'Inghilterra.
Nel giugno 1915 Lenin invitò Serrati a collaborare alla rivista "Comunista" ma alla conferenza internazionale socialista di Zimmerwald Lenin, Radek e Zinoviev si scontrarono col socialista Morgari sul fatto che gli inviti secondo loro andavano spediti solo ai partiti chiaramente ostili alla guerra. Lenin allora polemizzò apertamente con Serrati, il quale aveva dichiarato che la tattica dei bolscevichi di trasformare la guerra imperialistica in guerra civile era arrivata troppo tardi (a guerra era già iniziata) o troppo presto (perché la guerra non aveva ancora generato le condizioni necessarie ad una rivoluzione).
A Zimmerwald comunque ci fu il primo vero incontro tra socialisti italiani e bolscevichi e fu la prima volta che il nome di Lenin apparve sull'Avanti! (8 febbraio 1915). Il primo socialista che prese sul serio Lenin a Zimmerwald fu Terracini, che con Gramsci avrebbe creato nel 1921 il partito comunista italiano.
Il 13 maggio 1916 l'Avanti! pubblicò le foto dei bolscevichi che alla Duma si rifiutarono di approvare i crediti di guerra e per questo furono deportati in Siberia. Nell'ottobre dello stesso anno Lenin inviò un saluto al congresso del Psi che si teneva a Zurigo. Il partito socialista scelse però, in quella occasione, di seguire la politica del socialsciovinista Modigliani in alternativa a quella filobolscevica di Serrati.
Nel gennaio 1917 Lenin criticò Turati per aver dichiarato la guerra imprialistica come guerra patriottica, a difesa dell'unità nazionale. "Contro le sue stesse migliori intenzioni, Turati" disse Lenin " è finito su posizioni guerrafondaie, in quanto la cosiddetta "liberazione" delle terre italiane appartenenti all'Austria sarebbe di fatto una ricompensa concessa alla borghesia italiana per aver partecipato alla guerra imperialistica, a fianco dell'Intesa".
Manifesto d'epoca Lenin era convinto che i socialisti italiani non volessero una lotta rivoluzionaria per abbattere la borghesia al governo ed aspirassero alla pace solo per paura di essere incapaci a fronteggiare una rivoluzione proletaria. La politica intrapresa con Turati, Treves e Modigliani era giudicata alla stregua di quella menscevica, cioè troppo orientata verso soluzioni parlamentari piuttosto che rivoluzionarie. Facevano eccezione nel Psi solo le posizioni minoritarie del segretario Lazzari, e del direttore dell'Avanti, Serrati.
Dopo la rivoluzione d'ottobre Lenin pensò che le condizioni di una rivoluzione analoga fossero prossime anche in Italia e in Austria; ma la guerra aveva causato 10 milioni di morti e 20 milioni di invalidi tra operai e contadini. I lavoratori di tutta europa erano ridotti allo stremo.
Nel 1919 arrivarono pochi numeri dell'Avanti, sono di quel periodo queste due famose lettere:

Al compagno Serrati e Lazzari
Mosca, 19 agosto 1919
Cari compagni ed amici,
grazie dei saluti inviatici a nome del vostro partito. Sappiamo assai poco del vostro movimento; non abbiamo nessun documento. Tuttavia, quel poco che sappiamo ci dimostra che voi e noi siamo contro l'Internazionale gialla di Berna che inganna le masse, e per l'Internazionale comunista. Le trattative che i dirigenti dell'Internazionale gialla hanno condotto con il nostro partito dimostrano che essi sono soltanto uno Stato Maggiore senza esercito. La dittatura del proletariato e il sistema sovietico mortalmente hanno già vinto in tutto il mondo. La vittoria effettiva e definitiva verrà inevitabilmente in tutti i paesi, nonostante tutte le difficoltà, nonostante i fiumi di sangue, nonostante il terrore bianco della borghesia, ecc.

Abbasso il capitalismo! Abbasso la falsa democrazia borghese! Viva la repubblica mondiale dei Soviet!

Sempre vostro,
V. Lenin


Al compagno Serrati e ai comunisti italiani in generale
Mosca, 28-X-1919
Caro amico,
le notizie che noi riceviamo dall'Italia sono molto scarse e ci pervengono solo per mezzo di giornali stranieri non comunisti. Abbiamo saputo del vostro Congresso di Bologna e della brillante vittoria del comunismo. Mi rallegro di tutto cuore con voi e con gli altri comunisti italiani e vi auguro un successo ancora più grande e migliore. L'esempio del Partito socialista italiano avrà una grande influenza in tutto il mondo. Particolarmente la vostra decisione sulla partecipazione alle elezioni del Parlamento borghese mi sembra molto giusta. Spero che essa contribuisca a comporre i dissensi che sono sorti oggi, a questo proposito, fra i comunisti tedeschi.
Non dubito che gli opportunisti aperti o mascherati -ed essi sono molti nel gruppo parlamentare socialista italiano!- tenteranno di annullare le decisioni del Congresso di Bologna. La lotta contro queste tendenze non è ancora finita, ma la vittoria di Bologna vi renderà più facili alle vittorie.
In rapporto con la situazione internazionale dell'Italia, compiti molto difficili stanno davanti al proletariato italiano. Può darsi che l'Inghilterra e la Francia, con l'appoggio della borghesia italiana, tenteranno di spingere il proletariato verso un'insurrezione prematura per schiacciarlo più facilmente. Ma non riusciranno nei loro piani. L'eccellente lavoro dei comunisti italiani è sicura garanzia che essi riusciranno a conquistare al comunismo tutto il proletariato industriale e agricolo e anche i piccoli proprietari; allora, se il momento dell'azione sarà scelto bene relativamente alla situazione internazionale, la vittoria della dittatura del proletariato sarà definitiva. I successi del comunismo in Francia, in Inghilterra e in tutto il mondo ci garantiscono egualmente questa vittoria.

Con saluti comunisti
N. Lenin

Serrati e Trotzkij Nello stesso anno il Psi, al congresso di Bologna, votò l'adesione alla III Internazionale e il programma della dittatura del proletariato.
Alla fine del 1919 Lenin scrisse che la fame e il freddo in Russia venivano sopportati meglio dal fatto che in Italia, grazie ai socialisti, si era deciso che il governo chiedesse agli alleati la fine del blocco economico nei riguardi della Russia.
Nel 1920 tuttavia egli non riteneva ancora evoluta la situazione della sinistra italiana, che a suo modo di vedere non era riuscita a liberarsi dei suoi elementi rifirmisti ed a formare un fronte rivoluzionario coordinato. Sebbene nel dopoguerra l'Italia si trovasse in una situazione difficile, dato il debito di guerra e l'inflazione crescente, i socialisti avevano dimostrato la volontà di instaurare il socialismo con l'accordo pacifico della borghesia.
Lenin pubblicò una dura polemica contro Serrati, in A proposito della lotta in seno al partito socialista italiano, accusandolo ancora una volta di aver ceduto alle pressioni dei riformisti Turati, Prampolini e D'Aragona, quando nell'ottobre di quell'anno non avevano sostenuto l'occupazione delle fabbriche e delle case degli industriali da parte degli operai italiani. Egli sapeva che la rivoluzione doveva essere condotta, come era avvenuto in Russia, da una classe dirigente priva di esitazioni, perciò incitò Serrati ad attuare delle epurazioni momentanee nel partito, per poi riorganizzarlo dopo la conquista del potere.
Serrati dal canto suo temeva però anche la possibilità di un blocco economico da parte dei paesi capitalisti, nonostante le rassicurazioni di Lenin di un totale appoggio da parte della Russia sovietica.
Il Partito Comunista d'Italia (sezione italiana della III° Internazionale) nacque il 21 gennaio 1921 a Livorno dalla scissione della corrente di sinistra del Partito Socialista Italiano.
Il nuovo raggruppamento, guidato da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, abbandonò la sala del Teatro Goldoni, dove si svolgeva il XVII° Congresso socialista e convocò un congresso costitutivo presso il Teatro San Marco. La scissione dei comunisti dal Partito Socialista Italiano avvenne sui famosi 21 punti di Mosca, che delimitavano in modo netto la differenza delle posizioni politiche dei rivoluzionari da quelle dei riformisti e che costituivano le condizioni per l'ingresso nell'Internazionale Comunista, che aveva come obiettivo primario l'estensione della rivoluzione proletaria su scala mondiale.
Proprio Bordiga e Gramsci furono i due giovani esponenti del socialismo italiano che, più di altri, tentarono una interpretazione complessiva dei fatti russi che potesse fungere da guida per una rivoluzione considerata imminente.
Amadeo Bordiga (Resina, NA, 13 giugno 1889 - Formia, LT, 23 luglio 1970) capo storico della Sinistra Socialista e della frazione comunista, fondatore nel 1918 del Soviet di Napoli (organo del PSI) fu il primo segretario del Partito Comunista d'Italia (P.C.d'I.) dal 1921 al 1926. Nel 1917, quando in Italia ancora non si conoscevano dettagliatamente gli avvenimenti che stavano accadendo in Russia, Bordiga prese immediatamente posizione in favore dei bolscevichi affermando: "Il proletariato russo ha compreso quali pericoli contenga la politica borghese e riformista di Kerenski e i bolscevichi guadagnano terreno. Il governo provvisorio si trova in continua crisi fra i tentativi controrivoluzionari di Korniloff e la propagande dei 'leninisti' per la contesa del potere. Finalmente il governo è rovesciato e il Soviet, in cui i bolscevichi sono diventati l'enorme maggioranza, assumono il potere".
Egli si preoccupò della preparazione del partito in Italia al fine di raggiungere lo stesso obiettivo dei bolscevichi: la presa del potere. In una riunione di socialisti svoltasi a Firenze il 18 novembre 1917, Bordiga fu l'unico ad avanzare apertamente l'ipotesi di una decisa azione rivoluzionaria.
Divenuto esponente italiano della Terza Internazionale fu biasimato da Lenin per il suo anarchismo e perché la sua azione sindacale lo distraeva dall'attività parlamentare. Dopo aver avuto a Mosca, durante il II° congresso dell'Internazionale, un duro scontro con Lenin, Bordiga rinunciò alle precedenti posizioni, accettando di partecipare alle ormai prossime elezioni amministrative italiane. Il Partito Comunista d'Italia, seguendo l'esempio dei bolscevichi, si pose l'obiettivo dell'abbattimento dello Stato borghese, l'abolizione il capitalismo e la rivoluzione del proletariato.
Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937) scrisse nel maggio 1917: "Lenin ha suscitato energie che più non morranno. Egli e i suoi compagni bolscevichi sono persuasi che sia possibile in ogni momento realizzare il socialismo". Della rivoluzione d'ottobre arrivarono notizie confuse finché il 24 novembre 1917 l'edizione nazionale dell' Avanti! uscì con un editoriale dal titolo La rivoluzione contro il Capitale, firmato da Gramsci, che affermava: "La rivoluzione dei bolscevichi è la rivoluzione contro il Capitale di Carlo Marx. Il Capitale [...] era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un'era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale [...] se i bolscevichi rinnegano alcune affermazioni del Capitale, non ne rinnegano il pensiero immanente, vivificatore [...] vivono il pensiero marxista, quello che non muore mai [...] che in Marx si era contaminato di incrostazioni positivistiche e naturalistiche".
L'1 maggio 1919 uscì il primo numero della rivista Ordine nuovo con Gramsci segretario di redazione e animatore della rivista. La linea politica della rivista, dopo un avvio incerto, si schierò su posizioni nettamente operaistiche: tra i suoi scopi vi fu quello di porre all'ordine del giorno, dietro l'esempio dei Soviet, la necessità d'introdurre nelle fabbriche italiane nuove forme di potere operaio, i consigli di fabbrica.
Lenin chiese a Serrati di astenersi dall'espellere i riformisti (Turati su tutti), facendogli chiaramente intendere che i militanti dell'Ordine Nuovo erano molto più vicini alla III° Internazionale di quanto non lo fossero i dirigenti del Psi. Per aver appoggiato lo sciopero dell'aprile 1920, l'occupazione delle fabbriche del settembre successivo ed aver polemizzato contro i massimalisti ed i riformisti, riscosse l'esplicita approvazione di Lenin al II° Congresso della III° Internazionale comunista. In sintonia con Lenin, Gramsci diede rilievo al momento propriamente organizzativo dell'azione politico-sociale: " una massa non si 'distingue' e non diventa 'indipendente' senza organizzarsi ",ed individua, come Lenin, nel partito la struttura in grado di porre in essere tale organizzazione.
Secondo Gramsci, Lenin era riuscito a far progredire il marxismo non solo nella teoria politica ed economica, ma anche nella filosofia. Alla fine di maggio 1922 Gramsci partì per Mosca, designato a rappresentare il Partito italiano nell’esecutivo dell’Internazionale comunista.
Intanto in Russia stava per essere approvata la Nep (nuova politica economica), molti socialisti cominciarono a vedervi una sconfitta del bolscevismo e a dubitare delle sue posizioni.
Nello stesso tempo in cui Lenin si ammalò gravemente (1922) e non potè più interessarsi delle vicende di politica internazionale, si impose fortemente alla ribalta della politica italiana un nuovo movimento: il Partito nazionale fascista (Pnf).

Monumento di Cavriago In Italia sono presenti due monumenti dedicati a Vladimir Ilich Lenin, uno a Cavriago (Reggio Emilia) ed uno a Capri (Napoli).
Il busto di Cavriago fu eseguito nel 1922 in Ucraina per essere posto davanti ad una fabbrica di treni. Durante l'occupazione tedesca della seconda guerra mondiale venne trafugato ed arrivò in Italia, dove cadde nelle mani dei partigiani. Riconsegnato all'ambasciata sovietica di Roma nel dopoguerra, il busto venne donato nel 1970, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Lenin, al comune di Cavriago, località nella quale gli operai si erano distinti nel 1919 per la volontà di prendere come esempio per l'Italia, la rivoluzione d'ottobre.
In quegli anni la base del Partito Socialista di Cavriago guardava al bolscevismo russo e al suo capo Lenin come a un modello cui ispirare la lotta. Il 6 gennaio 1919 il Circolo di Cavriago approvò un Ordine del giorno in cui si formalizzava l'apprezzamento nei confronti del Direttore dell'Avanti e della Direzione del Partito "per l'incessante lotta che continuamente combattono per il trionfo dell'intransigenza assoluta e di approvazione del programma degli spartachisti tedeschi e il programma del Soviet di Russia e plaudono il suo capo Lenin per l'instancabile opera che sostiene contro i reazionari sostenitori dell'imperialismo".
Questa notizia, pubblicata sull'Avanti, era stata letta ed apprezzata da Lenin e da lui ripresa in occasione di un intervento pronunciato il 6 marzo 1919 alla seduta del Comitato Esecutivo Centrale del Soviet di Mosca. Le elezioni amministrative di Cavriago del 1920 videro un'affermazione netta della lista socialista: lo spoglio delle schede rivelò che un voto era stato dato simbolicamente a Lenin.
Il 6 settembre 1921 il Consiglio Comunale approvò questo ordine del giorno: "accogliendo l'invocazione di dolore e di fame che i fratelli della Russia lanciano al mondo troppo estraneo alla grande sventura, interpretando nel soccorso oltre all'aiuto materiale, la morale assistenza, l'incoraggiamento al Governo proletario sovietista delibera di elargire un sussidio non inferiore a £ 500".
Pochi mesi dopo cominciò l'attacco dei fascisti alle amministrazioni guidate dai socialisti che portò alle dimissioni di molti consigli comunali, tra i quali anche quello del comune di Cavriago, e segnò l'inizio della dittatura.
Lenin è ancor oggi sindaco onorario della città di Cavriago.
Il bassorilievo presente a Capri fu realizzato dallo scultore Giacomo Manzù nel 1968, ed ottenne il premio internazionale Lenin "Per la promozione della pace tra i popoli". Commissionato dall'ambasciata sovietica in Italia, l'opera è composta da diversi blocchi di marmo alti 5 metri su cui svetta un busto di Lenin, si trova nei "giardini di Augusto'' ai piedi della casa dello scrittore russo Massimo Gorkij.